Questo progetto umanitario privato, che ho fondato io stessa, sostiene 4 famiglie che, a causa dello tsunami del 26 dicembre 2004, hanno perso tutto ciò che avevano, soprattutto il lavoro presso un albergo distrutto dalla calamità.

Le donazioni private da me raccolte vanno direttamente alle famiglie, in rapporto 1:1. In questo modo, ricevono sostentamento per il tempo necessario alla ricostruzione dell'albergo, fino a quando potranno tornare ai loro posti di lavoro. I sussidi promessi dallo stato, come denaro, case e simili, finora non sono arrivati.

Berti – La guida turistica che ha accompagnato me e alcuni amici in un'escursione in barca su un lago interno il giorno dello tsunami. Nonostante la consapevolezza della possibilità che la catastrofe si fosse abbattuta sulla moglie e sui figli a casa, sulla spiaggia, ci ha portati al sicuro presso una famiglia srilankese e soltanto dopo è andato alla ricerca della sua famiglia. La sua casa è stata spazzata via dallo tsunami, la moglie e il figlio erano al sicuro, ma la figlia è rimasta dispersa per 3 giorni. Dopo averla cercata per tre giorni e tre notti, l'ha ritrovata sana e salva presso una famiglia locale, che l'aveva ripescata dall'acqua.

Radja – Il guardaspiaggia che, durante la mia fuga dalle nuove ondate previste, mi ha messa in salvo su un bus che viaggiava verso l'interno del paese e mi ha portata al convento.

Vinetha – Il monaco del convento buddista che ha accolto me e altri, prendendosi cura di noi.

Nalaka Ranashinge – Cuoco dell'albergo prima della disgrazia, che mi ha dato cibo, bevande, coperte e candele fino a quando non è stato possibile raggiungere l'aeroporto della capitale.

Dobbiamo molto a queste persone. La fortuna ha voluto che ci salvassimo dallo tsunami del 26 dicembre 2004 ad Ahungalla, Sri Lanka, e loro si sono occupati di noi nonostante avessero perso tutto.